Capote’s Women by Laurence Leamer

Capote’s Women by Laurence Leamer

autore:Laurence Leamer [Leamer, Laurence]
La lingua: ita
Format: epub
editore: Garzanti
pubblicato: 2024-02-11T23:00:00+00:00


11. UN TEMPO DI BILANCI

C.Z. era abituata a essere al centro dell’attenzione. In parte ciò dipendeva dalla sua bellezza, che le attirava persone per buone e cattive ragioni. E, malgrado non avesse avuto un’istruzione scolastica convenzionale, lei aveva una mente veloce e la risposta tagliente. Ma, al di là di ciò, possedeva un animo incessantemente positivo che la rendeva una gradevole compagnia, sempre che reputasse il prossimo degno del suo tempo.

Per gran parte della sua vita adulta C.Z. era sfuggita alla vita di società, allontanandosi più che poté dalle sue origini bostoniane. (Se avesse viaggiato ancora più lontano, in realtà, non sarebbe stata invitata a tornare.) Ma fu grazie a quel suo spirito ardito che ebbe anche una reale affinità con l’intrepida madre di Winston, la quale si era ribellata (nel suo modo piuttosto cauto) all’esistenza tutta formale di una grande ereditiera.

Winston fu probabilmente attratto da C.Z. anche perché aveva l’animo avventuroso di sua madre. Tuttavia, se questo andava bene per un’amante, non era appropriato per la signora Winston Guest. Alla fine lui voleva una moglie tradizionale dell’alta società che non oltrepassasse mai i confini delle convenzioni sociali.

Winston detestava l’attenzione pubblica, e insisté perché C.Z. vi ponesse fine e, metaforicamente parlando, camminasse qualche passo dietro di lui. Ma C.Z. non era a proprio agio in quel ruolo.

I primi anni di matrimonio furono carichi di tensione – una tensione che raggiunse il punto di rottura e ben presto divenne dolorosamente pubblica. La coppia non era sposata neanche da un anno quando i giornalisti di cronaca mondana cominciarono a scrivere di un travagliato matrimonio.1 Ciò andò avanti per diversi anni; nel 1952 l’editorialista Earl Wilson scrisse: «I Winston Guest stanno facendo le loro risse nei locali queste sere».2

Ma alla fine i due si adeguarono alla vita coniugale. Forse fu l’educazione contegnosa da privilegiata di lei a stabilizzarli. «Ho sempre pensato che quando ci si sposa è per la vita», disse C.Z. «Devi attenertici, avere coraggio e far fronte ai problemi.» Quando chiesero a C.Z. come avesse fatto a restare sposata con Winston, lei non parlò di amore, amicizia, lealtà, interesse reciproco o figli, ma di qualcosa di assai più banale e impersonale: «Le buone maniere sono state molto importanti nel farci restare assieme», disse.3

Ciò che C.Z. definiva «buone maniere» andava ben al di là del non bere dalla bacinella per lavarsi le mani. Era un comportamento sociale proprio della loro classe. Essendo cresciuti con domestici, C.Z. e Winston di rado erano veramente soli. Avevano imparato a proiettare un’immagine pubblica che non cambiava poi tanto nemmeno quando erano in privato. Si trattavano l’un l’altra con infinita cortesia, ma non necessariamente in modo intimo. A chi sia cresciuto in una casa del ceto medio ciò potrebbe sembrare soffocante e fittizio, ma per loro era normale e autentico. Una condotta del genere li proteggeva, li salvava dalla sgradevolezza e dai conflitti, e conferiva alla vita insieme una sorta di equilibrio.

C.Z. sapeva che cosa poteva fare della sua vita. L’unico dubbio era quanto avrebbe potuto farlo bene.



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